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C’era una volta,

una bambina con un gran sorriso, aveva i capelli castani chiari e gli occhi marroni con qualche pagliuzza verde. Amava tanto giocare e divertirsi con gli altri bambini e a scuola le povere suorine non smettevano tutto il giorno di chiamarla per nome e ripeterle “smettila di chiacchierare in classe o ti mandiamo dalla preside”. In realtà ci finiva sempre dalla preside e lei stava bene anche lì, perchè Suor Paola aveva sempre le caramelle sulla scrivania e al contrario di quanto si pensava era una suora molto dolce e comprensiva.

La bambina crebbe e cominciò a viaggiare per l’europa durante gli anni del liceo, amava guardare i diversi paesaggi fuori dal finestrino, le piaceva scorgere dalla strada le persone nei propri appartamenti che sono concentrati nelle azioni ordinarie della loro quotidianità che sembrava tanto diversa dalla sua. Rimaneva incantata davanti ai monumenti imponenti che erano tanto diversi dalle immagini viste fino a quel momento sui libri, come se fossero avvolte da una luce più calda e da colori sgargianti. Le strade e le piazze, i ponti e i vicoli, le rimasero per sempre nella memoria e nel cuore.

Crescendo la ragazza trovò attraenti la bellezza e la legge, due facce della stessa medaglia. Il benessere per il corpo e per la mente nella nuova epoca new age-zen, la ricerca e la tecnologia scientifica per il trattamento e la cura della pelle, le tendenze della moda per i colori e l’applicazione del make up, i fiori e le essenze nelle note dei profumi. Anche la giustizia e il diritto esercitavano una forte attrazione per la ragazza. Le leggi dalle affascinanti antiche radici, che troppo spesso vengono interpretate invece di essere applicate oggettivamente.

Un giorno la ragazza incontrò un giovane che aveva una luce particolare nei suoi occhi azzurri, un ragazzo che non parlava molto ma ciò che diceva raggiungeva l’anima della ragazza. Un ragazzo forte e audace, un genio visionario che aveva una mente brillante. Lui era innamorato della tecnologia, delle innovazioni e delle strade che pochi percorrono, perchè “non tutti possono volare”.

I due si innamorano e non passarono mai più un giorno separati. Si completavano l’un l’altro e crearono una meravigliosa famiglia, in una casa accogliente piena di profumi, fiori e quadretti scadenti ma acquistati in un luogo legato ad un ricordo. La loro famiglia era composta dai parenti convenzionali ma anche dagli amici più cari, dalle persone che lavoravano con loro nell’azienda che avevano creato e dalle persone che anche per un breve momento avevano partecipato in maniera significativa alla loro vita.

La grande famiglia crebbe con 3 fantastici figli Allegra, Edoardo e Carolina. I bambini erano molto vivaci ma erano comunque molto ubbidienti e responsabili per la loro età e soprattutto chiedevano sempre “perchè?” o “cos’è”. La curiosità era una dote molto presente in loro e avevano una fervida immaginazione, giocavano molto spesso insieme e crebbero in armonia, anche se non mancarono accesi confronti ma sempre nel reciproco rispetto e amore. Erano divertenti e imprevedibili e come tutti i bambini esplodevano in grandi sorrisi e gioia davanti ai regali e alle sorprese. Anche loro amavano viaggiare ed erano affascinati dalle altre realtà e culture.

Allegra diventò una ricercatrice medica, Edoardo giornalista corrispondente estero e Carolina avvocato con possibilità di carriera diplomatica. Erano molto in gamba, grintosi e determinati, un vero orgoglio per i loro genitori che non avevano fatto altro che trasferire loro le cose in cui credevano, princi o valori sani, ed essere presenti quando era necessario. Non serve altro.

Tutte le festività e soprattutto il Natale lo passavano tutti insieme, era una gioia addobbare insieme l’albero o litigare su quali animali dovessero comparire sul laghetto del presepe. Nella casa in Italia o nella casa di New York il calore era lo stesso, musiche di Natale ad alto volume, il fuoco del camino e la ghirlanda alla porta. Era molto divertente il rito di lasciare a tutti i vicini un pacchetto con un biglietto di auguri sullo zerbino e scappare prima che si accorgessero della loro presenza.

I ragazzi crebbero, si sposarono ed ebbero a loro volta dei figli, si riunivano spesso a casa dei loro genitori di domenica e dopo un abbondante pranzo, si divertivano con giochi da tavolo, film o vecchie foto per ricordare dei momenti speciali e ridere di buffe situazioni. Il tempo passò molto velocemente e l’amore che c’era in quella grande famiglia, permise anche di superare momenti difficili grazie all’unione, al confronto e al sostegno reciproco.

I cari genitori diventarono vecchi e ogni giorno si accompagnavano con serenità e complicità nelle loro routine quotidiane, con un coordinamento straordinario. Erano sempre aiutati dalla gentile e disponibile domestica, facevano colazione insieme, leggevano il quotidiano o ascoltavano le ultime notizie e poi si preparavano per la loro passeggiata nel parco o per le semplici commissioni. Sulla panchina nel parco ci passavano molte ore a guardare il panorama, le persone che passavano, a parlare tra loro o a leggere un libro. Quando andavano nella loro casa di legno vicino al lago si dedicavano anche ai loro hobby, modellini di velieri per lui e giardinaggio per lei con essiccazione di fiori nelle pagine del diario. Al tramonto si ritrovavano sotto il portico sul dondolo finchè era l’ora di cena.

La loro vita terminò nello stesso anno, si spenserò con la consapevolezza di aver fatto molto nella loro semplice vita ma soprattutto con la certezza di aver vissuto e di aver amato tanto. La più grande fortuna, l’unica magia vera fu di essersi incontrati per caso.

AB